“Workers Buy Out” quale soluzione per il salvataggio delle aziende in crisi

Written on 24 Jul 2020

Il caso

Con decreto pubblicato in data 14 luglio 2020, il Tribunale di Milano ha omologato il concordato preventivo di Spotlight s.r.l., società attiva nel settore dell’illuminazione, della scenografia e dello spettacolo sin dal 1969.

L’operazione di ristrutturazione è fondata, prevalentemente, sulla prosecuzione dell’attività aziendale, ancorché per via indiretta, ai sensi dell’art. 186-bis L.F., sulla base di una operazione di “workers buy out” (WBO), realizzata nel quadro dalla c.d. “Legge Marcora” e degli altri interventi legislativi previsti a sostegno dello sviluppo economico e della crescita dei livelli occupazionali.

L’operazione ha consentito l’acquisizione dell’azienda da parte dei suoi stessi dipendenti, i quali ne sono divenuti proprietari mediante la costituzione di una società cooperativa, grazie anche ai finanziamenti agevolati assicurati da CFI - Cooperazione Finanza Impresa s.c.p.a., investitore istituzionale partecipato e vigilato dal MiSE e specializzato in operazioni di WBO, e dell’investimento di Fondosviluppo, il Fondo Mutualistico per la promozione della cooperazione di Confcooperative, nonché delle banche convenzionate col “sistema cooperativo”.

L’operazione sopra descritta, già perfezionata grazie all'autorizzazione fornita dal Tribunale nelle more della stessa procedura concordataria, ha consentito in brevissimo tempo di rifinanziare l’azienda e di riportarla in una situazione di pieno equilibrio economico-finanziario, garantendone la continuità e la salvaguardia dei livelli occupazionali ed assicurando al contempo la miglior soddisfazione possibile per i creditori concorsuali.

Al deposito della proposta di concordato si è affiancato anche il deposito di una proposta di trattamento dei crediti tributari e previdenziali ex art. 182-ter L.F., mediante la quale si è proposto all'Erario il pagamento parziale e dilazionato dei propri crediti.

Lo strumento di ristruttrazione: il workers buy out

L’operazione di ristrutturazione è stata valutata con molta attenzione, in termini positivi, dal Tribunale di Milano (Presidente-Estensore, dott.ssa Alida Paluchowski), il quale ha omologato il concordato precisando espressamente che: “il meccanismo di uscita dalla crisi passa attraverso il workers buy out che è favorito dal legislatore e sembra dare la necessaria serietà a tutta l’operazione”.

Il WBO è una soluzione innovativa di salvataggio delle aziende in crisi, che prevede una serie di operazioni di tipo societario e finanziario finalizzate all’affitto e/o all’acquisizione di una azienda (o di un suo ramo) da parte dei suoi stessi dipendenti, i quali, mediante la costituzione di una società cooperativa e corrispondendo il relativo prezzo, ne divengono affittuari e/o proprietari. Tale soluzione è stata introdotta dalla L. 39 del 1985, c.d. “Legge Marcora”, la quale ha per la prima volta istituito un concreto regime di aiuto finalizzato a sostenere la crescita di attività economiche e dei livelli occupazionali attraverso, appunto, lo sviluppo di società cooperative.

Tale legge ha previsto un Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli occupazionali, prevedendo che le risorse dello stesso Fondo venissero utilizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico per la partecipazione al capitale di società finanziarie appositamente costituite al fine di salvaguardare ed incrementare l'occupazione mediante lo sviluppo di PMI cooperative. La Legge Marcora, come da ultimo modificata dalla legge di bilancio per il 2017 (art. 1, comma 75, lettere a) e b), L. n. 232/2016), dispone poi che le società finanziarie possono assumere partecipazioni temporanee di minoranza nelle società cooperative, anche in più soluzioni, con priorità per quelle costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi, e concedere alle cooperative stesse finanziamenti e agevolazioni finanziarie in conformità alla disciplina dell'Unione europea in materia, per la realizzazione di progetti di impresa.

I vantaggi del WBO

L’utilizzo del WBO in operazioni di ristrutturazione non è molto frequente, sia per la resistenza dell’imprenditore ad abbandonare il timone e la proprietà dell’azienda, sia per le resistenze dei dipendenti a trasformarsi, per il tramite della cooperativa, in soci/imprenditori, con i rischi e le responsabilità che ne conseguono.

Si tratta però di uno strumento che, in mancanza di un possibile sostegno da parte dell’imprenditore ed in mancanza di terzi investitoti interessati a rilevare l’azienda, risulta assolutamente vantaggioso, in quanto consente di garantire la continuità aziendale, ove meritevole, beneficiando di coperture quasi esclusivamente statali.

Tramite il WBO, infatti, viene richiesto ai dipendenti di investire le proprie risorse – ad esempio, tramite l’anticipazione di una parte del TFR vantato verso la società in crisi – per la costituzione della cooperativa, risorse a cui andranno poi ad aggiungersi quelle messe a disposizione dagli operatori istituzionali, nonché di assumersi la responsabilità della futura gestione della azienda, scommettendo sul suo stesso futuro.

Con un tasso di sopravvivenza superiore a quello delle aziende tradizionali, negli ultimi anni il WBO si sta dimostrando un valido strumento di ristrutturazione, che consente di trasformare il sussidio di disoccupazione in incentivo allo sviluppo, creando nuova occupazione: basta infatti segnarle che nel periodo 2011-2019, CFI ha deliberato 110 interventi a supporto di 71 progetti di WBO che sviluppano un valore della produzione superiore a 285 milioni di euro ed impiegano 1.820 addetti.