Regulatory and compliance

Il settore agroalimentare: responsabilità delle imprese e strumenti di prevenzione

Published on 28th Nov 2022

La sicurezza alimentare è al centro delle politiche normative europea e italiana e incrocia i temi della tutela dei consumatori con quelli della tutela del mercato agroalimentare. 

L'importante valore economico del settore agroalimentare italiano ha portato il Governo italiano già nel 2015, in occasione dell'Expo, a nominare una "Commissione per l'elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati agroalimentari" con l'obiettivo di tutelare la produzione agroalimentare e i valori ad essa collegati.
 

La Commissione ha elaborato uno schema di disegno di legge che riguarda principalmente la modifica dei reati agroalimentari con l'incremento delle sanzioni, la modifica della normativa di settore e l'estensione della responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001 ad alcuni dei reati così come riformulati.

I rallentamenti nell'iter di approvazione di tale legge, che è fermo ormai dalla fine del 2020, non  può essere legata ad un venir meno dell'interesse normativo, visto che le cronache giudiziarie e i dati relativi alle violazioni nel settore denotano la necessità di rafforzare, da un lato, l'attività di controllo e repressione da parte dello Stato e, dall'altro, le politiche di responsabilizzazione e prevenzione da parte delle imprese, quali operatori della sicurezza alimentare.

Le prospettive di riforma

Il disegno di legge citato opera proprio in questi termini. Infatti, vengono ridefiniti gli illeciti agroalimentari e aumentate le sanzioni. Inoltre, includendo molti dei reati previsti nella nuova normativa tra i reati presupposto ai fini della responsabilità degli enti ex D.Lgs. 231/2001, si stimolano le imprese del settore alimentare ad adottare specifici modelli di gestione e di controllo. 

L'attuazione di questi sistemi di compliance, adeguati in relazione alle dimensioni e al tipo di attività svolta, potranno contribuire a garantire l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici derivanti dalla normativa nazionale ed europea in materia di produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari e, allo stesso tempo, prevenire le violazioni e la commissione di reati.

Attuale quadro normativo 

In attesa della nuova normativa si guarda all'attuale situazione legislativa in campo agroalimentare in Italia. 

A livello nazionale, l'Italia ha adottato e attuato la strategia della "sicurezza dai campi alla tavola". Il Ministero della Salute è responsabile dell'applicazione dei regolamenti europei, compreso il rispetto dei principi generali contenuti nella legislazione alimentare generale di cui al Regolamento (CE) n. 178/2002 adottato il 28 gennaio 2002 che stabilisce "i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare". La violazione del Regolamento (UE) n. 178/2002 (ad esempio in caso di violazione delle norme sulla tracciabilità, integrità degli alimenti, ritiro dal mercato, ecc.) è regolata dal D.Lgs. 190/2006, che prevede sanzioni amministrative pecuniarie a riguardo e non penali. 

Tuttavia, ci sono dei casi di violazioni, come il mancato richiamo immediato di un prodotto, che possono determinare l'integrazione di reati previsti dal Codice Penale o da legislazioni speciali che possono far sorgere il rischio di responsabilità penale per le persone fisiche (es. apicali aziendali) e di responsabilità amministrativa da reato per le società.

I reati potenzialmente configurabili nello scenario attuale sono i reati in materia di salute pubblica connessi alla produzione e al commercio di alimenti e alcuni reati contro l'industria e il commercio. 

Ci si riferisce ad esempio al reato di frode nell'esercizio del commercio di cui all'art. 515 cod. pen. che si realizza quando, nell’esercizio di una attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, avviene la consegna di una cosa mobile per un'altra, ovvero di un bene che per origine, provenienza, qualità o quantità, sia diverso da quello dichiarato o pattuito.

Questo reato, espone una società anche al rischio di responsabilità amministrativa ai sensi del citato D.Lgs. 231/2001.

Responsabilità amministrativa delle società per reati. Il Modello 231 nel settore alimentare

Come noto, il D.Lgs. 231/2001 prevede un regime di responsabilità amministrativa da reato delle società con 

un sistema sanzionatorio ad hoc. La responsabilità delle società e le sanzioni sono attribuite se apicali, dipendenti o altri soggetti funzionalmente legati alla società commettono uno dei reati presupposto nell'interesse e a vantaggio della società stessa.

Il D.Lgs. 231/2001 individua e definisce gli strumenti che le società possono adottare per prevenire la commissione dei reati:

  • Adozione di un Modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati presupposto ("Modello 231");
  • Nomina di un Organismo di Vigilanza dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo e con il compito di vigilare efficacemente sul funzionamento e sull'osservanza del Modello 231.

Tali strumenti, se effettivamente adottati, costituiscono vere e proprie esimenti ed esonerano o limitano la responsabilità delle società e, quindi, le sanzioni. 
È opportuno ricordare che l'accertamento della responsabilità amministrativa da reato spetta al giudice penale, che lo effettua nell'ambito dello stesso procedimento che accerta la responsabilità penale delle persone fisiche che hanno commesso il reato.

Alla luce dei rischi di responsabilità amministrativa da reato evidenziati e in vista della riforma nel settore agroalimentare, l'adozione di un efficace Modello 231 diventa uno strumento essenziale di supporto agli operatori che intendano garantire il rigoroso rispetto Della normativa e adeguati controlli interni.

Peraltro l'analisi del disegno di legge di riforma, nell'individuare specifici requisiti per il Modello 231 finalizzato alla prevenzione dei reati agroalimentari, può costituire sin d'ora un indirizzo. Ed infatti secondo l'impostazione della riforma nella predisposizione del Modello 231 le aziende del settore agroalimentare dovrebbero includere:

  • la previsione di adeguati sistemi di registrazione dello svolgimento delle attività prescritte dalla normativa vigente;
  • una struttura organizzativa con chiara definizione di funzioni, ruoli e responsabilità all'interno dell'azienda che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, la valutazione, la gestione e il controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare che sanzioni il mancato rispetto delle misure stabilite dal Modello 231 stesso;
  • un adeguato sistema di vigilanza e controllo sull'attuazione del Modello 231 e sul mantenimento dell'idoneità delle misure adottate, prevedendo la revisione periodica del Modello e la sua eventuale modifica, soprattutto in presenza di significative violazioni delle norme in materia di genuinità e sicurezza dei prodotti alimentari o alla lealtà commerciale nei confronti dei consumatori o in caso di cambiamenti organizzativi, conseguenti a progresso tecnologico o scientifico. 
     

Per maggiori informazioni e chiarimenti non esitare a contattare i nostri professionisti.

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